lunedì, maggio 26, 2008

Dal notiziari Confsal 86 -2008

 

CONFSAL – AREA FORMAZIONE E RICERCA

 

PIANI ATTUATIVI REGIONALI – PAR & ATTUATIVO NAZIONALE – PAN RICERCA E COMPETITIVITA'

 

Come seguito a quanto  pubblicato sul tema in Notiziari sindacali precedenti, si ritiene utile e di particolare interesse richiamare alcuni aspetti determinanti la strategia europea per il rinnovamento e lo sviluppo delle realtà produttive locali.

In particolare, al fine di agevolare le attività partecipative dei rappresentanti Confsal, si riportano alcune sintesi riferite ai testi e documenti relativi ai programmi di riferimento.

 

Nel contesto delle nove priorità (notiziario n.6 del 9 aprile u.s.) individuate dalla politica regionale 2007- 2013, il PON Programma operativo nazionale ricerca e competitività (dal quale risultano i PAN e i PAR citati nel titolo) deve mirare:

come missione, a riposizionare la competitività delle Regioni della Convergenza (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia) in coerenza con le politiche regionali e con quelle relative al "Sistema-Paese", minata da uno scenario internazionale in forte mutamento;

come strategia, a integrarsi in una unitaria e coerente politica di sviluppo con le tante azioni e le tante risorse, relative alla ricerca e all'innovazione, avviate ed in fase di cantiere a livello regionale e nazionale;

come governance, a migliorare il processo concertativo sviluppato in questi anni con le Regioni, per attivare azioni e risorse e obiettivi.

L'obiettivo generale del PON mira alla crescita nelle Regioni della capacità di produrre e utilizzare ricerca e innovazione di qualità, per l'innesco di uno sviluppo duraturo e sostenibile.

Tutta la politica regionale, sia quella  comunitaria (cofinanziata dai fondi strutturali), sia quella nazionale (finanziata attraverso il Fondo Aree Sottoutilizzate FAS), si iscrive in un'unica cornice strategica, definita attraverso il Quadro Strategico Nazionale (QSN).

Un efficace riposizionamento competitivo, può consentire di vincere il confronto con l'offerta low-price dei nuovi concorrenti, soprattutto asiatici. Il successo conseguito sui mercati internazionali da alcune imprese sollecita a diffondere i nuovi orientamenti strategici già adottati anche in molte realtà produttive del Mezzogiorno.

www.In relazione alla strategia per la competitività,  sono considerati azione cardine i seguenti Progetti di Innovazione Industriale:

1.             efficienza energetica;

2.             mobilità sostenibile;

3.             nuove tecnologie per il made in Italy;

4.             nuove tecnologie della vita;

5.             tecnologie innovative per i beni e le attività culturali.

I suddetti progetti si articolano in un'azione strategica di innovazione industriale e una serie di azioni connesse ritenute funzionali al raggiungimento dei medesimi obiettivi.

Le proposte progettuali finanziate dal PAN saranno individuate nell'ambito dei bandi selettivi attuati nelle fasi realizzative dei 5 Progetti di Innovazione Industriale.

Dalla realizzazione dei suddetti progetti dipende prioritariamente la concreta possibilità di raggiungere l'obiettivo generale del programma.

La rispondenza di tali azioni risulta esplicita con riferimento:

-        allo spessore strategico e finanziario delle azioni votate a introdurre innovazioni radicali nei settori produttivi;

-        al coinvolgimento e alla mobilitazione dei diversi attori privati e pubblici, questi ultimi nell'ambito della necessaria cooperazione istituzionale, chiamati a realizzare le diverse componenti progettuali;

-        al concorso dei progetti per promuovere innovazioni che si collocano alla frontiera tecnologica, orientando  l'accumulazione di conoscenze nel tessuto produttivo  verso nuovi prodotti e sevizi, anche nei settori più tradizionali, e introducendo un concetto di industria esteso alle nuove filiere produttive che integrano manifattura, servizi avanzati e nuove tecnologie.

Altro capitolo importante sul contesto che caratterizza le Regioni italiane è relativo allo sviluppo dei centri di diffusione dell'innovazione, cioè quell'insieme di enti e strutture che, dotati di laboratori e attrezzature sperimentali, erogano una serie di servizi per l'innovazione (prove, test, analisi sui materiali, semilavorati, prodotti e processi delle imprese) e supportano il tessuto produttivo circostante con attività informativa relativa alle fonti primarie di conoscenze e ai programmi di ricerca e sviluppo di interesse per i settori produttivi che caratterizzano l'economia delle diverse Regioni.

Una indagine diretta su 223 centri ha consentito di rilevare alcuni aspetti significativi:

·      per molti settori della manifattura tradizionale, che hanno peso soprattutto nell'economia del Mezzogiorno (vetro e ceramica, tessile, abbigliamento, pelli e cuoio), non si registra l'esistenza di centri servizi in grado di soddisfare il fabbisogno innovativo delle imprese. Non vi sono organismi privati, perché la domanda è per lo più latente ed, oltretutto, dispersa.

A questo gap, non sopperisce l'iniziativa pubblica, che si focalizza nei settori a più alto contenuto tecnologico, ma dove sono minori gli insediamenti imprenditoriali nelle aree meridionali. Va rilevata, comunque, l'incapacità di molti di questi centri di far emergere davvero la domanda inespressa delle imprese, per mancanza di competenze industriali all'interno del centro e scarsa attenzione al risultato concreto dell'azione di informazione e sensibilizzazione delle imprese;

·      relativamente agli strumenti, predomina la ricerca cooperativa. Attraverso una tale modalità, però, il processo di trasferimento dei risultati assume una piena efficacia se gli utilizzatori hanno trovato coinvolgimento nella realizzazione stessa del progetto di ricerca. Sulla scorta della legislazione vigente relativa alla ricerca industriale (specificamente il D.Lgs. 297), molte piccole imprese hanno avuto occasione di intraprendere strategie di riposizionamento competitivo cercando, e trovando, un supporto importante nei centri scientifico-tecnologici esistenti sul territorio. Un'altra modalità di trasferimento delle conoscenze è rappresentata da prove e test;

·      per quanto riguarda il mercato dei centri esso risulta prevalentemente regionale. Il primo soggetto di domanda è rappresentato dalle amministrazioni e dagli enti territoriali appartenenti alla Regione. Sono, infatti, prevalentemente i centri di natura pubblica che accedono (attraverso gli affidamenti a strutture in house) alle commesse delle amministrazioni ed enti regionali, almeno rispetto alla dimensione che assume l'accesso dei centri privati e di quelli di natura mista.

La seconda componente di domanda per importanza è rappresentata dalle piccole imprese regionali. Si conferma così che per i piccoli operatori la possibilità di instaurare relazioni di prossimità con un organismo scientifico-tecnologico costituisce una condizione ottimale per accedere a servizi ad elevato valore aggiunto.

Nella descrizione del sistema  innovativo  non può mancare il riferimento ai distretti tecnologici, cioè ad agglomerati spaziali di attività industriali ed economiche ad alta intensità tecnologica che l'intervento pubblico degli ultimi anni ha cercato di promuovere su tutto il territorio nazionale, al fine di consolidare e promuovere uno sviluppo diffuso e qualificato.

Le iniziative dei distretti tecnologici promossi dal governo italiano negli ultimi anni sono state avviate laddove ricorrevano particolari requisiti strutturali, infrastrutturali e istituzionali:

-       preesistenza nell'area del distretto di infrastrutture e competenze scientifiche di eccellenza, con importanti collegamenti a livello nazionale ed europeo;

-       presenza di imprese e gruppi di adeguata dimensione, operanti nei settori ad alta tecnologia e con un ruolo di leader nel proprio mercato di riferimento;

-       dotazione di fattore umano ad elevata qualificazione, in grado di soddisfare per specializzazione disciplinare e qualità delle competenze possedute la domanda evoluta di imprese operanti alla frontiera tecnologica;

-       esistenza di una struttura di governance a livello locale, tale da assicurare un coordinamento efficace e costante tra tutti gli attori, adeguati livelli di cofinanziamento e l'autosostenibilità nel tempo dei progetti.

 

Elenco dei Distretti Tecnologici nelle Regioni italiane,

 

 

Regione

N. Distretti

Denominazione Distretti Tecnologici

Liguria

2

Sistemi Intelligenti Integrati

Tecnologie marine

Piemonte

1

Torino Wireless

Lombardia

4

Biotecnologie 

ICT

Materiali Avanzati

Agroalimentare

Friuli Venezia Giulia

1

Biomedicina Molecolare

Provincia Autonoma di Trento

1

Tecnologie per l'edilizia sostenibile

Veneto

1

Veneto Nanotech

Emilia Romagna

2

Hi-Mech

Nautica

Toscana

1

ICT & Security

Umbria

1

Materiali Speciali Metallurgici

Marche

1

Qualità della vita, innovazione e sicurezza nell'abitare

Lazio

3

Aerospazio

Beni Culturali

Bioscienze

Abruzzo

1

Qualità e Sicurezza degli alimenti

Molise

1

Agroalimentare

Sardegna

1

Biomedicina e Tecnologie per la Salute

Basilicata

1

Tecnologie innovative per la tutela dei rischi idrologici e sismici

Campania

1

Ingegneria dei materiali compositi e polimerici

 

Puglia

3

High-Tech

Meccatronica

Biotecnologie agroalimentari

Calabria

2

Logistica e Trasformazione

Beni Culturali

Sicilia

3

AgroBio

Trasporti Navali

Micro e Nanosistemi

TOTALE ITALIA

31

 

Tot. Nord Ovest

7

 

Tot. Nord Est

5

 

Tot. Centro

6

 

Tot Mezzogiorno

13

 

 

( Il segretario generale: Prof.marco Paolo nigi )

 

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