giovedì, maggio 29, 2008

ACCOLTE LE OSSERVAZIONI DELLA CORTE DEI CONTI

 FORMULATE DAL NOSTRO SINDACATO

 

IL MINISTRO BONDI RITIRA IL D.M. DEL 28/05/08

SULLE NOMINE DIRIGENZIALI

 

A seguito delle numerosissime segnalazioni fatte anche attraverso gli esposti denunce inoltrate alla Corte dei Conti, come già vi avevamo informato la mancata registrazione del D.M. 28/02/08 recante l'individuazione degli uffici dirigenziali non generali di tutta l'amministrazione centrale e periferica del MiBAC, ha comportato il provvedimento di ritiro del D.M. in discorso, diramato con una nota  dell'Ufficio di Gabinetto del Ministro in data 28/05/08, Prot. n. 8856 indirizzata ai titolari degli uffici centrali e periferici dell'amministrazione, che qui di seguito si riporta integralmente.

 

Cordiali saluti

                                                                           IL SEGRETARIO NAZIONALE

                                                                              (Dr. Giuseppe Urbino)

 

                                                        

 

 

 

Ministero per i Beni e le Attività Culturali

GABINETTO

 

 

Prot. 8856                                                                    Roma, 28 maggio 2008

 

 

 

Oggetto: D.M. 28 Febbraio 2008.

 

Si rende noto che questo Gabinetto, a seguito delle osservazioni formulate dalla Corte dei Conti, ha provveduto a ritirare il Decreto Ministeriale 28 febbraio 2008, concernente l'articolazione degli uffici dirigenziali di livello non generale dell'amministrazione centrale e periferica.

Tanto si rappresenta in particolare ai Direttori Regionali, per le necessarie, urgenti comunicazioni che dovranno essere inoltrate alle componenti sezioni di controllo della Corte dei Conti, alle quali siano stati già trasmessi, per la prescritta registrazione, i Decreti di conferimento di incarichi dirigenziali di livello non generale. ( F.to IL CAPO DI GABINETTO  - Salvatore Nastasi.)

 

 

 

 

RINNOVI CONTRATTUALI : RECUPERARE LE RISORSE ECONOMICHE

Il Ministro  per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, prof. Renato Brunetta è partito a "spron battuto", dichiarando di voler riformare a 360 gradi la Pubblica Amministrazione, preannunciando un piano industriale per rinnovare la burocrazia pubblica così da aumentare del 30% la produttività ed il raggiungimento degli obiettivi.

Da decenni siamo tutti d'accordo sulla necessità della Riforma dell'apparato dello Stato e saremmo ben lieti di valutare che questa sia la volta buona per rendere efficiente ed efficace il lavoro dei dipendenti pubblici.

Ci spiace solo che la prima soluzione annunciata, nel suo insediamento, ad effetto sia stata individuata nella cacciata dei fannulloni, quasi a dare l'impressione che questa presenza, ipotizzata diffusa, sia una delle prime cause della inefficienza della P.A.

I "civil servant", quella silenziosa e professionalizzata maggioranza, più che qualificata, hanno ricevuto un torto, inaspettato ed improvviso, e non hanno certo apprezzato la prima uscita a piedi giunti del nuovo Ministro.

Speriamo che, nel prosieguo, con i provvedimenti di attuazione che saranno emanati,  sia possibile ricrederci.

Ma al di là degli aspetti etico-formali, che pur sono importanti, quello che ora più ci coinvolge sul piano della tutela economica dei lavoratori pubblici, è la chiusura dei residui CCNL dei comparti Università, Ricerca, Accademie-Conservatori e Dirigenza, nonchè il rinnovo dei contratti di tutti i comparti del biennio 2008-2009, oppure del triennio 2008-2009-2010, secondo le modifiche nel frattempo saranno intervenute.

Allo stato, il rinnovo si presenta senza alcuna copertura, se non quella irrisoria dell' indennità di vacanza contrattuale, prevista da Padoa Schioppa, di appena 11 €, pro-capite, come già affermato anche dal Ministro Brunetta.

Se teniamo conto che per il 2007 il CCNL è stato definito con 101 € lorde pro-capite, c'è di che preoccuparsi per recuperare 90 € a testa.

Si consideri che il processo inflativo prevedibile per il 2008 sarà del 3%, a fronte di una inflazione programmata del 1,7%.

Presumibilmente per il rinnovo dei contratti triennali occorreranno circa 9,6 miliardi di euro.

La relazione unificata del MEF-Tesoro ha previsto per il 2008 una crescita della spesa complessiva per i pubblici dipendenti del 6,3%, tanto da far crescere l'incidenza sul PIL dal 10,7% al 11,1%.

E' la solita storia, che si ripete in ogni statistica, che fa gonfiare la spesa di un determinato periodo, come ad esempio avverrà per il 2008 sul quale sono stati scaricati gli arretrati del rinnovo contrattuale del 2007, risultato in quella occasione rigorosamente incapiente.

Per quanto riguarda i CCN Integrativi si potrebbero presentare serie difficoltà sia per la limitazione delle risorse che sarebbero rese disponibili, sia per la concreta possibilità che il salario accessorio dovrebbe riconoscere il merito per l'effettiva maggiore produttività realizzata, escludendo, quindi, i margini di distribuzione a pioggia, sia, infine, per la ventilata volontà di riconsiderare le quote erogate per gli avanzamenti di carriera.

Pur con tutte le difficoltà che abbiamo sopra esposte e con tutte le riserve che riteniamo di esprimere sulle ricadute che ne potranno derivare per il personale dei comparti ministeri ed presidenza del consiglio dei ministri, in sede di esame dei decreti attuativi della riforma, vogliamo essere ottimisti, anche se con le dovute cautele, nella auspicata considerazione che questo Ministro, al quale diamo apertura e disponibilità, sappia tenere in conto che nessuna riforma si è mai realizzata in passato senza stanziamento di risorse economiche e, soprattutto, senza il coinvolgimento convinto dei lavoratori interessati.

Dal notiziario della Confsal n. 91 del 28.05.08:

COMUNICATO STAMPA CONFSAL

 

 

Si riporta, ai fini informativi, il Comunicato stampa diramato in data odierna dalla Segreteria Generale.

 

RIFORMA P.A.:

CONFSAL, SI' AL CONFRONTO COSTRUTTIVO CON IL GOVERNO.

Marco Paolo Nigi: " Bene il programma del ministro Brunetta,

ma vigileremo sui decreti attuativi"

 

Roma, 28 maggio. La Confsal, la Confederazione generale dei sindacati autonomi dei lavoratori, a conclusione dell'incontro tenutosi oggi con il ministro Renato Brunetta, ribadisce il giudizio positivo sul vasto programma di riforme illustrato dal rappresentante del Governo.

 

"Non si può – ha affermato Nigi, segretario generale della Confsal, non condividere la necessità di rendere la P.A. più efficiente nelle sue articolazioni e più efficace nelle risposte dovute al Paese. Premialità, meritocrazia, valutazione e trasparenza  trovano d'accordo la Confsal. La nostra confederazione ribadisce che il cambiamento dovrà avvenire insieme con i lavoratori dipendenti, non contro di essi e con le organizzazioni sindacali che li rappresentano. Diciamo basta agli articoli della stampa che riprendono solo  la parte critica delle dichiarazioni o dei programmi mettendo in ombra la parte premiante del merito e la valorizzazione degli aspetti più interessanti e costruttivi del lavoro della P.A.".

 

"Saremo sicuramente vigili – ha concluso il segretario della Confsal – affinché nei decreti attuativi della riforma venga riconosciuta e tutelata la professionalità dei pubblici dipendenti, consci che senza una P.A. all'altezza dei tempi il Paese non può né crescere né migliorare.(Il Segretario Generale, Prof. Marco Paolo Nigi)»

 

SINTESI DEL DDL DI RIFORMA DEL LAVORO PUBBLICO DEL MINISTRO RENATO BRUNETTA

Sul tema della Riforma della Pubblica Amministrazione è più volte intervenuta la nostra Confederazione Confsal e la Federazione Confsal-Unsa, nonché il nostro Coordinamento con l'ultima lettera del 27/05/08 inviata al Ministro Brunetta e per conoscenza al Ministro per i Beni e le Attività Culturali On. le Bondi.

Poiché la materia è strettamente interessante, si rimette qui di seguito la sintesi del DDL di Riforma del Lavoro Pubblico elaborato dal Ministro Renato Brunetta.

Ovviamente a breve vi informeremo sull'incontro che si è tenuto ieri presso il Dipartimento della Funzione Pubblica tra OO.SS. e il Ministro Brunetta.

 

 

RIFORMA P.A. DEL MINISTRO RENATO BRUNETTA

 

 

Art. 1

Modifica della disciplina dei rapporti di lavoro e della relativa contrattazione collettiva secondo principi ispirati alla meritocrazia, premialità, trasparenza, responsabilizzazione, per garantire la conformità dei servizi offerti agli standard di qualità internazionali, introducendo sistemi interni ed esterni di valutazione del prodotto finale offerto all'utente;

Art. 2

1.    Introduzione nell'organizzazione delle PP.AA. della cultura della valutazione, del rendimento individuale, collettivo della struttura e del servizio finale offerto all'utente, attraverso la previsione di sistemi di selezione, valutazione e gestione improntati sul merito e sulla trasparenza;

2.    Fissazione di percentuali minime di risorse da destinare al merito ed alla produttività;
3.    Graduazione dell'erogazione delle indennità e dei premi incentivanti, da corrispondere secondo criteri di meritocrazia, evidenziando il contributo ed il rendimento del singolo dipendente, previa individuazione di quote massime di personale cui destinarle;

4.    Destinazione al personale, anche con qualifica dirigenziale, di parte delle economie conseguite con risparmi sui costi di funzionamento;

5.    Progressioni economiche secondo principi di selettività e concorsualità, sulla scorta dei risultati delle procedure di valutazione;

6.    Progressioni di carriera prevalentemente per concorso pubblico, con limitazioni della individuazione di aliquote da destinare al personale interno;

7.    Individuazione di ulteriori criteri di premiazione per il personale, in relazione all'estensione dell'orario di apertura al pubblico e di attivazione di servizi telematici interattivi.

Art 3

1.    Modifica della disciplina del sistema di valutazione delle strutture dei dipendenti per assicurare elevati standard qualitativi ed economici dell'intero procedimento di produzione dei servizi resi;

2.    Previsione di un sistema di indicatori di produttività e misuratori della qualità del rendimento del personale che siano strettamente ancorati al risultato conseguito individualmente, nonché all'interno della struttura;

3.    Riordino degli organismi vigenti interni che svolgono funzioni di valutazione del personale;

4.    Estensione della valutazione a tutto il personale dipendente;

5.    Previsione della istituzione, presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, di un organismo centrale con il compito di validare i sistemi di valutazione adottati dalle singole Amministrazioni;

6.    Totale accessibilità dei dati relativi ai servizi resi dalla P.A. tramite pubblicità e trasparenza degli indicatori e delle valutazioni operate da ciascuna P.A.;

7.    Previsione dell'obbligo per le PP.AA. di individuare le unità di personale le cui prestazioni risultano di utilità minima o nulla per l'Amministrazione, a causa di grave e colpevole inefficienza o incompetenza professionale, nonché l'obbligo di collocamento a disposizione e riassegnazione del suddetto personale, anche ad altre PP.AA.;

 

Art 4

1.    Modifica della disciplina delle sanzioni disciplinari e della responsabilità, al fine di potenziare il livello di efficienza degli uffici pubblici attraverso la lotta all'assenteismo e alla scarsa produttività. In seno alle suddette norme sono individuate le disposizioni inderogabili da parte della contrattazione collettiva;

2.    Semplificazione delle fasi dei provvedimenti disciplinari;

3.    Accelerazione dei termini del procedimento disciplinare;

4.    Previsione che il procedimento disciplinare prosegua e si concluda, anche in pendenza di procedimento penale, fatta salva, in caso di sentenza definitiva di assoluzione, l'obbligo di valutazione da parte dell'Amministrazione della sussistenza del diritto del dipendente al reintegro, ovvero al risarcimento del danno;

5.    Definizione delle tipologie delle infrazioni che comporti, per la loro gravità, il licenziamento, ivi comprese quelle relative ai casi di scarso rendimento, falsificazione di attestazioni di presenze, presentazione di certificati medici falsi ed in tal caso l'integrazione degli estremi del reato di truffa aggravata con l'obbligo del risarcimento del danno patrimoniale e del danno all'immagine subita dall'amministrazione;

6.    Introduzione di meccanismi più rigorosi per l'esercizio dei controlli medici giornalieri durante i periodi di assenza per malattia;

7.    Ampliamento dei poteri disciplinari del dirigente;

 

Art. 5

1.    Modifica della disciplina della dirigenza pubblica;

2.    Garanzia della piena autonomia nella gestione manageriale del dirigente pubblico nell'uso delle risorse umane e finanziarie e sua esclusiva competenza in materia di organizzazione degli uffici e dei servizi, previa previsione di una specifica responsabilità nel caso di omessa vigilanza sulla effettiva produttività delle risorse umane assegnate;

3.    Individuazione di coefficienti di valutazione comparativa dei costi per servizi omogenei resi dalle singole Amministrazioni da rendere pubblici, congiuntamente ai risultati e allo standard qualitativo dei servizi medesimi per responsabilizzare la dirigenza.

4.    Rivisitazione, in senso meritocratico della disciplina per l'accesso alla dirigenza, prevedendo che l'accesso alla prima fascia avvenga mediante procedure selettive pubbliche di tipo concorsuale per almeno una percentuale dei posti;

5.    Ridefinizione dei criteri di conferimento, rinnovo, revoca degli incarichi dirigenziale, limitando i casi di conferimento di incarichi a dirigenti esterni;

6.    Ridefinizione ed ampliamento delle competenze dei Comitati dei garanti;

7.    Valorizzazione delle eccellenze mediante erogazione mirata del trattamento economico accessorio ad un limitato numero di dirigenti;

8.    Rivisitazione della disciplina delle incompatibilità e rafforzamento dell'autonomia rispetto alle organizzazioni sindacali;

9.    Semplificazione della disciplina della mobilità nazionale.

 

Art 6

1.    Modifica della disciplina della contrattazione collettiva al fine di rafforzare la tutela degli interessi pubblici, nonché per conseguire una migliore organizzazione del lavoro ed al fine di assicurare il rispetto della ripartizione  tra le materie sottoposte alla legge, ad atti pubblicisti e datoriali e quelle sottoposte alla contrattazione;

2.    Previsione dell'autonomia e responsabilità del datore di lavoro nella gestione delle risorse umane attraverso la competenza esclusiva in materia di valutazione del personale, progressione economica, riconoscimento della produttività e della mobilità;

3.    Riduzione dei comparti di contrattazione;

4.    Revisione della durata dei contratti al fine di ridurre i tempi dei rinnovi e far coincidere la regolamentazione giuridica con quella economica;

5.    Individuazione dei criteri di regolazione della contrattazione di secondo livello;

6.    Valutazione del contenuto dei contratti collettivi nazionali e di secondo livello, al fine di accertare l'esatto ammontare degli oneri finanziari diretti ed indiretti;

7.    Rafforzamento dei controlli sui contratti collettivi di secondo livello;

8.    Soppressione dell'ARAN, ovvero riordino delle relative competenze;

9.    Rafforzamento della rappresentatività delle esigenze datoriali e della indipendenza dalle organizzazioni sindacali;

10.    Definizione delle modalità di pubblicità degli atti riguardanti la spesa per il personale, dei contratti e degli atti di indirizzo, utilizzando il d.lgs n. 82/05

 

 

martedì, maggio 27, 2008

COMUNICATO STAMPA

Giuseppe Urbino(Segr. Naz. Confsal Unsa Beni Culturali)

UN NUOVO MODO DI LAVORARE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

 

 

Il Segretario Nazionale Giuseppe Urbino ha inviato una lettera al Ministro  On.le Renato Brunetta e per conoscenza al Ministro per i Beni e le Attività Culturali On.le Sandro Bondi in merito alla riforma della P.A. che si intende realizzare dal Governo:

Ho seguito con molta attenzione le affermazioni e/o iniziative intraprese dalla S.V. nell'ambito del pubblico impiego, pur apprezzandone i motivi che tutt'oggi sussistono, e che non possono certamente essere generalizzati, tuttavia, non possiamo esimerci dall'esprimere alcune nostre considerazioni che sinteticamente riportiamo:

"La riorganizzazione della Pubblica Amministrazione va pensata e realizzata sulla base di un'analisi corretta del suo status, in comparazione con le Pubbliche Amministrazioni dei maggiori Paesi dell'Eurozona, e delle sue prospettive nel contesto sociale ed economico.

I campi di intervento riguardano i fattori dell'efficienza di natura strutturale e funzionale.

Le iniziative proposte ripropongono un primario fattore dell'efficienza, quale è la questione delle politiche del personale del pubblico impiego che si colloca da tempo al centro del dibattito politico ed accademico.

La valutazione del merito nel lavoro pubblico e la conseguente configurazione meritocratica della retribuzione può consentire alla Pubblica Amministrazione di divenire più efficiente e, nel contempo, assicurare ai lavoratori pubblici una maggiore valorizzazione professionale ed economica.

Tutto questo, però, può avvenire a condizione che siano assicurati interventi organici e sistematici su tutti i fattori strutturali e funzionali dell'efficienza.

Limitandosi alle sole politiche del personale riteniamo che sia indispensabile intervenire su accesso, turn over, formazione, stabilizzazione, esternalizzazione - internalizzazione e consulenze, oltreché sulla valutazione funzionale alla qualità dei servizi e alla premialità del lavoro.

Un buon sistema di valutazione si basa sulla scientificità e sulla credibilità.

Pertanto, è' indispensabile individuare "che cosa valutare", il metodo valutativo e i soggetti della valutazione.

Competenze e impegno individuali, di staff e di unità amministrativa creano ricadute in termini di efficienza delle Pubbliche Amministrazioni e di qualità dei servizi.

La ricaduta "misurabile" può essere valutata con una certa attendibilità a condizione che la metodologia utilizzata sia scientificamente corretta ed eticamente ineccepibile e siano definiti i contorni della discrezionalità dei valutatori.

Per i soggetti valutatori sarebbe opportuno affidarsi a collegi ristretti e non ad un solo soggetto, affinché la "legittima autorità" operi con responsabilità e obiettività e non scada mai in un controproducente autoritarismo.

L'autonomia delle Pubbliche Amministrazioni può trovare piena realizzazione in un corretto ed equo "sistema valutativo interno", affidando al sistema gerarchico, nelle diverse configurazioni, le responsabilità valutative.

Al contrario l'autonomia delle Pubbliche Amministrazioni, quella autentica, potrebbe subire pregiudizio dalla esternalizzazione della valutazione realizzata da autorità "cosiddetta indipendente", peggio se accentrata.

Per noi, il merito è un valore e certamente si può tradurre in efficienza delle Pubbliche Amministrazioni ed in maggiore qualità dei servizi, oltreché in retribuzioni differenziate e allineate a quelle dei maggiori Paesi dell'Eurozona.

Pertanto, si può puntare decisamente sulla premialità nel lavoro pubblico in un quadro di nuove tutele e garanzie, che si può realizzare solo assicurando un sistema moderno, funzionale e soprattutto democratico di relazioni sindacali.

La premialità è legata al funzionamento di un modello contrattuale che non può essere certamente l'attuale, obsoleto e in parte disatteso.

Il secondo livello contrattuale deve essere diffuso e funzionale in tutte le Pubbliche Amministrazioni, pena l'iniquità e l'inefficacia del sistema della premialità.

L'organizzazione del lavoro costituisce il filo rosso che lega l'autonomia della Pubblica Amministrazione e la materia riservata alle relazioni sindacali.

C'è chi sostiene che l'organizzazione deve essere esclusivo campo di intervento della Pubblica Amministrazione nell'esercizio della sua piena autonomia e chi sostiene, con altrettanta convinzione, che sia materia di relazioni sindacali, almeno per le implicazioni che riguardano le diverse tipologie di lavoro e di prestazione.

La Confsal-Unsa Beni Culturali ritiene che, nella "nuova economia", merito e premialità siano opzioni obbligate in funzione della maggiore efficienza delle Pubbliche Amministrazioni e dell'obiettivo irrinunciabile  delle retribuzioni europee, ma è anche fermamente convinta che la concertazione e la contrattazione, da realizzare in un sistema democratico di relazioni sindacali, costituiscano la strada metodologica maestra per il necessario  ampio coinvolgimento sociale e culturale funzionale al successo della innovazione incentrata sul merito."

Sicuro che le osservazioni di cui sopra possono essere di supporto al suo operato, La ringrazio per l'attenzione e Le invio i miei più cordiali saluti.

Roma, 27 maggio 2008

 

Dal notiziario della Confsal n. 89 del 26.05.2008:

ARTICOLO DEL SEGRETARIO GENERALE

 

 

Si riporta, ai fini informativi, l'articolo del Segretario Generale Marco Paolo Nigi.

 

Al Governo LA CONFSAL CHIEDE CRESCITA ED EQUITA' SOCIALE

 

Sui primi provvedimenti governativi esprime condivisione su alcuni e serie riserve su altri

 

In questi primi giorni di legislatura il Governo sta delineando la politica economica e sociale di medio periodo ed ha assicurato i primi interventi legislativi.

La Confsal in occasione dell'insediamento del Governo ha inviato al Presidente del Consiglio una lettera aperta rappresentando in sintesi la sua piattaforma politico-sindacale (vedi n° 19 del 13 maggio 2008).

Il 20 maggio 2008 – anche secondo una precisa richiesta della Confsal e delle altre maggiori Organizzazioni Sociali – il Governo ha promosso a Palazzo Chigi il primo incontro con le Parti Sociali rappresentative del Paese per la presentazione del suo Programma in materia economico-sociale.

Pertanto, la Confsal ha avuto la prima occasione per esprimersi, come sempre in piena autonomia, sui lineamenti di politica economica e sociale e del lavoro e della produzione e sui primi provvedimenti legislativi con motivi di condivisione, di serie riserve e di contrarietà.

 

Sulle politiche di medio periodo la Confsal si è dichiarata favorevole su:

 

Ø                  il rispetto degli impegni assunti in Europa dell'Italia, incluso l'obiettivo del raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2011, secondo un piano triennale di stabilizzazione della finanza pubblica;

Ø                  un serio e deciso contrasto all'evasione fiscale da raccordare con la improcrastinabile diminuzione della pressione fiscale in generale;

Ø                  un concreto piano di liberalizzazioni, di semplificazioni e di privatizzazioni con accertata concorrenza.

 

La Confsal, inoltre, ha individuato nel prossimo Documento di Programmazione Economico-Finanziario (DPEF 2009-2011) lo strumento decisivo per la crescita economica e per l'affermazione di una reale equità sociale e fiscale.

La Confsal ha prefigurato un federalismo fiscale "solidale" da attuare con progressività e trasparenza, capace di rendere responsabile ed etico il sistema tributario e contributivo italiano.

La Confsal ha sostenuto l'esigenza di una razionalizzazione della spesa pubblica, seria e funzionale alla maggiore qualità dei servizi pubblici, che si può realizzare senza tagli illogici e con l'eliminazione degli sprechi.

 

La Confsal ha chiesto con decisione interventi forti, anche di natura penale, a favore della legalizzazione dell'economia irregolare e dell'emersione del lavoro sommerso, con particolare attenzione a quello minorile.

La Confsal ha proposto soprattutto investimenti strategici nei settori della formazione, della ricerca e della innovazione, oltrechè in quelli delle infrastrutture fondamentali e decisive per lo sviluppo di medio periodo.

La Confsal, in definitiva, ha sostenuto, come sempre, che l'Italia non può continuare ad essere il Paese del sommerso e dell'assenza di investimenti strategici e nello stesso tempo candidarsi a costituire Parte fondamentale dell'Unione Europea, con una finanza pubblica iniqua e debole, anche per il pesante debito pubblico, con evidenti squilibri sociali e con una palese disgregazione sociale.

Le grandi crisi mondiali del nostro tempo, quali quella alimentare, energetica e finanziaria unite agli effetti devastanti dei conflitti causati dal concorso di motivazioni economiche, culturali, etniche e religiose, non possono "sollevare" l'Italia dall'impegno indispensabile di essere comunque un Paese attivamente impegnato, in primis con le Istituzioni della Repubblica, a superare la perdurante stasi economica e la grave erosione del potere di acquisto, a rendere la crescita duratura e credibile e ad assicurare ai cittadini equità e giustizia sociale e democrazia economica.

 

L'Italia non può continuare ad aggiungere alle vecchie le nuove povertà, non può rimanere indifferente sul problema della disoccupazione giovanile, della donna, degli over 50 e delle aree deboli e su quella parte di flessibilità ormai scaduta a precarietà consolidata.

Recupero del potere di acquisto, rilancio dell'occupazione, relativa stabilità, sana flessibilità e strumenti di seria premialità nel lavoro, reale sostegno alla formazione possono creare le condizioni necessarie per la crescita e il risanamento finanziario del Paese.

La Confsal, quale prima forza sindacale autonoma italiana, è pronta a contribuire per la realizzazione di un "buon programma" di rilancio del Paese, con la sua proposta politico-sindacale nelle sedi istituzionali e "concertative", come, nel contempo, afferma che è sbagliato eticamente, socialmente e  politicamente "marchiare negativamente" categorie di onesti lavoratori, oggi pubblici e domani privati, da parte di ben individuati centri di potere e, peggio, da parte di esponenti dei massimi poteri della Repubblica, ancor prima di aver proposto un progetto politico organico di riforme e di aver approfondito la situazione attuale dei lavoratori, in particolare quelli pubblici quasi tutti con contratti scaduti.

Certamente, la Confsal si assumerà le sue responsabilità politico-sindacali sui grandi temi delle politiche del lavoro, della previdenza, della produzione e dei servizi, ma è altrettanto certo che contrasterà con forza ogni forma di denuncia ingiusta, strumentale e/o in malafede.

Infine, in relazione ai provvedimenti governativi del 21 maggio 2008, riguardanti l'azzeramento dell'ICI sulla prima casa, la rinegoziazione dei mutui e la detassazione "sperimentale" della "retribuzione di produttività", la Confsal esprime condivisione per i primi due provvedimenti e contrarietà per la mancata universalità e serie riserve per l'improbabile esigibilità generalizzata del terzo provvedimento.

Una sperimentazione può dare esiti significativi ed equi se opera su un universo rappresentativo e descrittivo. Pertanto, l'attuale provvedimento governativo di detassazione necessita di un correttivo urgente: il coinvolgimento dei lavoratori del pubblico impiego per la diffusione della cultura della premialità nel settore pubblico come in quello privato e soprattutto per "fare prima giustizia e poi sistema" in funzione della crescita del Paese.

E' chiaro che la Confsal dalla prima fase della legislatura, che si chiuderà con l'approvazione da parte del Parlamento della Legge Finanziaria 2009, si aspetta ben più impegnativi provvedimenti legislativi e governativi che diano serie risposte alle priorità del Paese e soprattutto alle emergenze vissute e denunciate dai lavoratori e dai pensionati italiani.

Da parte nostra ogni valutazione complessiva sull'azione del Governo è sospesa… non lo sarà a dicembre 2008! (Il Segretario Generale, Prof. Marco Paolo Nigi)»

 

 

Dai notiziari della Confsal n. 87 e 88 del 26.05.2008:

COMUNICATO STAMPA

 

Si riporta, ai fini informativi, il Comunicato diramato in data odierna dalla Segreteria Generale.

 

RIFORMA P.A.: GIUDIZIO POSITIVO DELLA CONFSAL

 

Marco Paolo Nigi: "Bene il vasto programma di riforme del Ministro Brunetta.

La Confsal ci sarà. Ma realizziamo anche la Banca del tempo"

 

 

Roma, 26 maggio. La Confsal, la Confederazione generale dei sindacati autonomi dei lavoratori, accoglie con interesse il programma di riforma annunciato come Ddl dal ministro della Pubblica amministrazione e dell'innovazione, Renato Brunetta.

 

"Consideriamo positivamente tutte le proposte che mirano a migliorare la qualità della P.A. promuovendo l'efficacia, premiando il merito, tagliando le inefficienze e le rendite di posizione". Così si è espresso il segretario generale della Confsal, Marco Paolo Nigi, che ha aggiunto: "Rappresentare i lavoratori per noi significa anche tutelare la loro formazione e la loro crescita professionale, non solo i loro stipendi. Ben venga, dunque, il "piano industriale" per la P.A. annunciato dal ministro Brunetta e che sarà improntato ai criteri base di valutazione e di responsabilità".

 

"A fronte di questa apertura al confronto – ha proseguito Nigila Confsal ribadisce che non si può svilire un'occasione storica di cambiamento continuando a penalizzare sia da un punto di vista fiscale sia da un punto di vista di merito e di valore la categoria dei pubblici dipendenti, senza la quale il Paese non può né crescere né migliorare. Per la Confsal, che rappresenta il 15% (fonte Aran) di tutti i lavoratori del pubblico impiego – dichiara ancora Nigi – il cambiamento deve avvenire insieme e non contro i lavoratori stessi e le organizzazioni sindacali che li rappresentano".

 

"Al proprio interno la Confsal – ha concluso Nigi – ha già programmato incontri con i quadri sindacali del p.i. per affrontare i temi della flessibilità, del part-time, del tele-lavoro e della loro attuazione. La Confsal propone al ministro Brunetta di inserire nel pacchetto delle misure anche l'attuazione della "banca del tempo" su cui la Confsal sta lavorando da anni. Si tratta, in sintesi, di permettere, in particolare alle donne lavoratrici ma non solo, di usufruire di lunghi congedi (fino a un massimo di tre anni), da restituire a fine carriera, per assistere figli minori, figli portatori di handicap, persone anziane o familiari bisognosi di assistenza continua. La nostra proposta è finalizzata a favorire l'occupazione femminile in genere e a sostenere più adeguatamente il nucleo familiare".

lunedì, maggio 26, 2008

Dal notiziari Confsal 86 -2008

 

CONFSAL – AREA FORMAZIONE E RICERCA

 

PIANI ATTUATIVI REGIONALI – PAR & ATTUATIVO NAZIONALE – PAN RICERCA E COMPETITIVITA'

 

Come seguito a quanto  pubblicato sul tema in Notiziari sindacali precedenti, si ritiene utile e di particolare interesse richiamare alcuni aspetti determinanti la strategia europea per il rinnovamento e lo sviluppo delle realtà produttive locali.

In particolare, al fine di agevolare le attività partecipative dei rappresentanti Confsal, si riportano alcune sintesi riferite ai testi e documenti relativi ai programmi di riferimento.

 

Nel contesto delle nove priorità (notiziario n.6 del 9 aprile u.s.) individuate dalla politica regionale 2007- 2013, il PON Programma operativo nazionale ricerca e competitività (dal quale risultano i PAN e i PAR citati nel titolo) deve mirare:

come missione, a riposizionare la competitività delle Regioni della Convergenza (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia) in coerenza con le politiche regionali e con quelle relative al "Sistema-Paese", minata da uno scenario internazionale in forte mutamento;

come strategia, a integrarsi in una unitaria e coerente politica di sviluppo con le tante azioni e le tante risorse, relative alla ricerca e all'innovazione, avviate ed in fase di cantiere a livello regionale e nazionale;

come governance, a migliorare il processo concertativo sviluppato in questi anni con le Regioni, per attivare azioni e risorse e obiettivi.

L'obiettivo generale del PON mira alla crescita nelle Regioni della capacità di produrre e utilizzare ricerca e innovazione di qualità, per l'innesco di uno sviluppo duraturo e sostenibile.

Tutta la politica regionale, sia quella  comunitaria (cofinanziata dai fondi strutturali), sia quella nazionale (finanziata attraverso il Fondo Aree Sottoutilizzate FAS), si iscrive in un'unica cornice strategica, definita attraverso il Quadro Strategico Nazionale (QSN).

Un efficace riposizionamento competitivo, può consentire di vincere il confronto con l'offerta low-price dei nuovi concorrenti, soprattutto asiatici. Il successo conseguito sui mercati internazionali da alcune imprese sollecita a diffondere i nuovi orientamenti strategici già adottati anche in molte realtà produttive del Mezzogiorno.

www.In relazione alla strategia per la competitività,  sono considerati azione cardine i seguenti Progetti di Innovazione Industriale:

1.             efficienza energetica;

2.             mobilità sostenibile;

3.             nuove tecnologie per il made in Italy;

4.             nuove tecnologie della vita;

5.             tecnologie innovative per i beni e le attività culturali.

I suddetti progetti si articolano in un'azione strategica di innovazione industriale e una serie di azioni connesse ritenute funzionali al raggiungimento dei medesimi obiettivi.

Le proposte progettuali finanziate dal PAN saranno individuate nell'ambito dei bandi selettivi attuati nelle fasi realizzative dei 5 Progetti di Innovazione Industriale.

Dalla realizzazione dei suddetti progetti dipende prioritariamente la concreta possibilità di raggiungere l'obiettivo generale del programma.

La rispondenza di tali azioni risulta esplicita con riferimento:

-        allo spessore strategico e finanziario delle azioni votate a introdurre innovazioni radicali nei settori produttivi;

-        al coinvolgimento e alla mobilitazione dei diversi attori privati e pubblici, questi ultimi nell'ambito della necessaria cooperazione istituzionale, chiamati a realizzare le diverse componenti progettuali;

-        al concorso dei progetti per promuovere innovazioni che si collocano alla frontiera tecnologica, orientando  l'accumulazione di conoscenze nel tessuto produttivo  verso nuovi prodotti e sevizi, anche nei settori più tradizionali, e introducendo un concetto di industria esteso alle nuove filiere produttive che integrano manifattura, servizi avanzati e nuove tecnologie.

Altro capitolo importante sul contesto che caratterizza le Regioni italiane è relativo allo sviluppo dei centri di diffusione dell'innovazione, cioè quell'insieme di enti e strutture che, dotati di laboratori e attrezzature sperimentali, erogano una serie di servizi per l'innovazione (prove, test, analisi sui materiali, semilavorati, prodotti e processi delle imprese) e supportano il tessuto produttivo circostante con attività informativa relativa alle fonti primarie di conoscenze e ai programmi di ricerca e sviluppo di interesse per i settori produttivi che caratterizzano l'economia delle diverse Regioni.

Una indagine diretta su 223 centri ha consentito di rilevare alcuni aspetti significativi:

·      per molti settori della manifattura tradizionale, che hanno peso soprattutto nell'economia del Mezzogiorno (vetro e ceramica, tessile, abbigliamento, pelli e cuoio), non si registra l'esistenza di centri servizi in grado di soddisfare il fabbisogno innovativo delle imprese. Non vi sono organismi privati, perché la domanda è per lo più latente ed, oltretutto, dispersa.

A questo gap, non sopperisce l'iniziativa pubblica, che si focalizza nei settori a più alto contenuto tecnologico, ma dove sono minori gli insediamenti imprenditoriali nelle aree meridionali. Va rilevata, comunque, l'incapacità di molti di questi centri di far emergere davvero la domanda inespressa delle imprese, per mancanza di competenze industriali all'interno del centro e scarsa attenzione al risultato concreto dell'azione di informazione e sensibilizzazione delle imprese;

·      relativamente agli strumenti, predomina la ricerca cooperativa. Attraverso una tale modalità, però, il processo di trasferimento dei risultati assume una piena efficacia se gli utilizzatori hanno trovato coinvolgimento nella realizzazione stessa del progetto di ricerca. Sulla scorta della legislazione vigente relativa alla ricerca industriale (specificamente il D.Lgs. 297), molte piccole imprese hanno avuto occasione di intraprendere strategie di riposizionamento competitivo cercando, e trovando, un supporto importante nei centri scientifico-tecnologici esistenti sul territorio. Un'altra modalità di trasferimento delle conoscenze è rappresentata da prove e test;

·      per quanto riguarda il mercato dei centri esso risulta prevalentemente regionale. Il primo soggetto di domanda è rappresentato dalle amministrazioni e dagli enti territoriali appartenenti alla Regione. Sono, infatti, prevalentemente i centri di natura pubblica che accedono (attraverso gli affidamenti a strutture in house) alle commesse delle amministrazioni ed enti regionali, almeno rispetto alla dimensione che assume l'accesso dei centri privati e di quelli di natura mista.

La seconda componente di domanda per importanza è rappresentata dalle piccole imprese regionali. Si conferma così che per i piccoli operatori la possibilità di instaurare relazioni di prossimità con un organismo scientifico-tecnologico costituisce una condizione ottimale per accedere a servizi ad elevato valore aggiunto.

Nella descrizione del sistema  innovativo  non può mancare il riferimento ai distretti tecnologici, cioè ad agglomerati spaziali di attività industriali ed economiche ad alta intensità tecnologica che l'intervento pubblico degli ultimi anni ha cercato di promuovere su tutto il territorio nazionale, al fine di consolidare e promuovere uno sviluppo diffuso e qualificato.

Le iniziative dei distretti tecnologici promossi dal governo italiano negli ultimi anni sono state avviate laddove ricorrevano particolari requisiti strutturali, infrastrutturali e istituzionali:

-       preesistenza nell'area del distretto di infrastrutture e competenze scientifiche di eccellenza, con importanti collegamenti a livello nazionale ed europeo;

-       presenza di imprese e gruppi di adeguata dimensione, operanti nei settori ad alta tecnologia e con un ruolo di leader nel proprio mercato di riferimento;

-       dotazione di fattore umano ad elevata qualificazione, in grado di soddisfare per specializzazione disciplinare e qualità delle competenze possedute la domanda evoluta di imprese operanti alla frontiera tecnologica;

-       esistenza di una struttura di governance a livello locale, tale da assicurare un coordinamento efficace e costante tra tutti gli attori, adeguati livelli di cofinanziamento e l'autosostenibilità nel tempo dei progetti.

 

Elenco dei Distretti Tecnologici nelle Regioni italiane,

 

 

Regione

N. Distretti

Denominazione Distretti Tecnologici

Liguria

2

Sistemi Intelligenti Integrati

Tecnologie marine

Piemonte

1

Torino Wireless

Lombardia

4

Biotecnologie 

ICT

Materiali Avanzati

Agroalimentare

Friuli Venezia Giulia

1

Biomedicina Molecolare

Provincia Autonoma di Trento

1

Tecnologie per l'edilizia sostenibile

Veneto

1

Veneto Nanotech

Emilia Romagna

2

Hi-Mech

Nautica

Toscana

1

ICT & Security

Umbria

1

Materiali Speciali Metallurgici

Marche

1

Qualità della vita, innovazione e sicurezza nell'abitare

Lazio

3

Aerospazio

Beni Culturali

Bioscienze

Abruzzo

1

Qualità e Sicurezza degli alimenti

Molise

1

Agroalimentare

Sardegna

1

Biomedicina e Tecnologie per la Salute

Basilicata

1

Tecnologie innovative per la tutela dei rischi idrologici e sismici

Campania

1

Ingegneria dei materiali compositi e polimerici

 

Puglia

3

High-Tech

Meccatronica

Biotecnologie agroalimentari

Calabria

2

Logistica e Trasformazione

Beni Culturali

Sicilia

3

AgroBio

Trasporti Navali

Micro e Nanosistemi

TOTALE ITALIA

31

 

Tot. Nord Ovest

7

 

Tot. Nord Est

5

 

Tot. Centro

6

 

Tot Mezzogiorno

13

 

 

( Il segretario generale: Prof.marco Paolo nigi )