mercoledì, marzo 25, 2009

BOLLETTINO SINDACALE del 25 marzo 2009

NIENTE LICENZIAMENTO PER IL LAVORATORE CHE DICE AL CAPO CHI C... SEI

 

La risposta era costata il posto a un ausiliario addetto al servizio stoviglie

 

Per la Cassazione si tratta di una semplice ''reazione emotiva ed istintiva '' ai rimproveri ricevuti e non di ''una vera e propria insubordinazione''. Respinto il ricorso di un'azienda napoletana, l'Alma Mater, che si era opposta alla reintegrazione di un proprio dipendente

 

Roma, 20 mar. (Adnkronos) - Il lavoratore rimproverato dal capo può reagire con un ''Chi c... credi di essere'' senza incorrere nel licenziamento. Parola di Cassazione, secondo la quale l'espressione va inquadrata come semplice ''reazione emotiva ed istintiva del lavoratore ai rimproveri ricevuti'', escludendone quindi ''l'ascrivibilità ad un'ipotesi di vera e propria insubordinazione''. In questo modo la sezione lavoro (sentenza 6569) ha respinto il ricorso di un'azienda napoletana, l'Alma Mater che si era opposta alla reintegrazione di un proprio dipendente, un ausiliario addetto al servizio stoviglie, che rimproverato dall'amministratore della società per il lavoro che stava svolgendo, di tutta risposta gli aveva detto ''Chi c... ti credi di essere, se sei un uomo esci fuori, non ti faccio campare più tranquillo''. Una risposta che, insieme ad altre inottemperanze contestate dall'azienda, era costata al lavoratore Saverio M. il licenziamento intimato il 18 giugno del 2002. L'ausiliario addetto al servizio stoviglie era stato poi reintegrato dal giudice del lavoro di Napoli e dalla Corte d'Appello del capoluogo campano nel maggio 2005. Contro la riassunzione del dipendente che aveva osato rispondere al capo Fabrizio C., l'azienda ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo, tra l'altro, l'insubordinazione del lavoratore nei confronti del dirigente. Piazza Cavour ha respinto il reclamo dell'azienda e ha sottolineato che ''la Corte territoriale con apprezzamento incensurabile ha ritenuto che le espressioni irriguardose ma non minacciose rivolte da Saverio M. all'amministratore andavano valutate nel complessivo contesto in cui erano state pronunciate, caratterizzate da un alterco intervenuto fra i due e ritenendole, con plausibile valutazione, effetto di una reazione emotiva ed istintiva del lavoratore ai rimproveri ricevuti, escludendone l'ascrivibilità ad un'ipotesi di vera e propria insubordinazione e, comunque, la particolare gravità contrattualmente richiesta per potersi fare applicazione della sanzione espulsiva''. Ora il caso dovrà essere riconsiderato nuovamente dalla Corte d'Appello di Napoli che ovviamente non potrà licenziare il dipendente per quell'espressione se pur ''irriguardosa'', frutto di una reazione ''emotiva ed istintiva ai rimproveri'' ricevuti dal capo.

 

Lavoro: presentato il pacchetto per la tutela dei lavoratori e incentivi per la riassunzione

 

Il Ministro del Lavoro, lo scorso 13 marzo, ha presentato un pacchetto di norme in materia di ammortizzatori sociali aventi ad oggetto l'accelerazione nel pagamento degli assegni, il raddoppio dell'indennità per i co.co.pro che restano senza lavoro, il voucher per pagare piccoli lavori occasionali sempre nel periodo in cui il lavoratore resta senza occupazione fissa. Il pacchetto sarà sottoposto, come insieme di emendamenti, all'approvazione del Parlamento in sede di conversione del decreto-legge n. 5 del 2009 in materia di sostegno ai settori industriali in crisi. E' stato quindi previsto di accorciare i tempi per accedere agli ammortizzatori sociali, una forte accelerazione per gli anni 2009-2010 dei tempi di concessione e di erogazione degli ammortizzatori sociali, per evitare lunghe attese per i lavoratori e onerose anticipazioni per le imprese. Sono state inoltre previsti degli aumenti delle cd. indennità di reinserimento per i collaboratori a progetto con un solo committente (dal 10% al 20% di quanto percepito l'anno precedente, per una somma che va da € 1.000 a € 2.600 circa). Tra le altre misure ci sono norme che intendono incentivare la riassunzione. Difatti, se i lavoratori che hanno sussidi straordinari in deroga vengono assunti, potranno portare con sé i sussidi del rimanente periodo; inoltre, i lavoratori che ricevono dei sussidi potranno anche accettare piccoli lavori, purché il compenso non superi i 3.000 mila euro per la parte restante del 2009. Infine è stato disposto a carico dei Centri per l'impiego e delle Agenzie private di lavoro l'obbligo di divulgare tutte le opportunità di lavoro di cui sono a conoscenza, con lo scopo di facilitarne la più efficace diffusione.

 

Cassazione: indennità di accompagnamento? Va riconosciuta anche durante i ricoveri in ospedale

 

La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione (Sent. N. 2691/2009) ha stabilito che l'indennità di accompagnamento (prevista dalla L. 11.2.1980 n. 18 in favore di soggetti non deambulanti o non autosufficienti), va riconosciuta anche in caso di ricovero in ospedale pubblico. La Corte ha infatti precisato che "costituisce principio di diritto vivente nella giurisprudenza di questa Corte, quello secondo il quale ai fini del diritto all'indennità di accompagnamento […] rileva esclusivamente il requisito sanitario descritto dall'art. 1 della stessa legge mentre non si richiede anche la condizione del non ricovero dell'inabile in istituto, la quale si pone come elemento esterno alla fattispecie, e non costituisce ostacolo al riconoscimento del diritto all'indennità bensì all'erogazione della stessa per il tempo in cui l'inabile sia ricoverato a carico dell'erario e non abbisogni dell'accompagnatore".
La Corte ha altresì aggiunto che "il beneficio può spettare all'invalido grave durante il ricovero ove si dimostri che le prestazioni assicurate dall'Ospedale medesimo non esauriscono tutte le forme di assistenza di cui il paziente necessita per la vita quotidiana e che in tema di indennità di accompagnamento per coloro che subiscono trattamenti di chemioterapia il beneficio può spettare all'invalido grave anche durante il ricovero in ospedale pubblico ove si dimostri che le prestazioni assicurate dall'ospedale medesimo non esauriscono tutte le forme di assistenza di vita quotidiana.

 

Lavoro pubblico: il via della riforma con la

consultazione telematica

 

Il Ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, di concerto con il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, hanno avviato una consultazione pubblica telematica, in vista della definizione dei decreti attuativi previsti dalla legge di riforma del lavoro pubblico. In particolare, la consultazione è stata avviata con lo scopo di raccogliere i contributi di circa 2900 operatori della PA e di circa 70 esperti selezionati sulle opzioni di attuazione della legge delega di riforma del lavoro pubblico.

E' stato quindi chiarito che il provvedimento (che fa parte della riforma della PA approvata dal Consiglio dei Ministri il 18.6.08 ed è legge dal 25.2.09) ha lo scopo di convergere gli assetti regolativi del lavoro pubblico con quelli del lavoro privato, con particolare riferimento al sistema delle relazioni sindacali, di migliorare l'efficienza e l'efficacia delle procedure della contrattazione collettiva, di introdurre sistemi interni ed esterni di valutazione del personale e delle strutture amministrative, finalizzati ad assicurare l'offerta di servizi conformi agli standard internazionali di qualità, di valorizzare il merito e il conseguente riconoscimento di meccanismi premiali, di definire un sistema più rigoroso di responsabilità dei dipendenti pubblici, di introdurre strumenti che assicurino una più efficace organizzazione delle procedure concorsuali su base territoriale, di valorizzare il requisito della residenza dei partecipanti ai concorsi pubblici, qualora ciò sia strumentale al migliore svolgimento del servizio. Inoltre, i vincitori delle procedure di progressione verticale dovranno permanere per almeno 5 anni nella sede della prima destinazione e sarà considerato titolo preferenziale la permanenza nelle sedi carenti di organico.

Nessun commento: